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📰 L'Opinione di Marco Lombardi: Una democrazia stanca

L’impressione, netta e sconcertante, è che ci troviamo di fronte ad una democrazia stanca. E’ una definizione fuori dai normali schemi della politologia, soprattutto per un paese come il nostro, avvezzo a concetti come crisi, instabilità, tensione, che, se associati alla sfera politica e istituzionale, per quanto inquietanti hanno offerto, nel nostro recente passato, una sensazione tangibile di effervescenza e vitalità. La democrazia italiana ha smesso di fermentare e si è adagiata pesantemente su un fondale di idee ristagnanti, confondendo fuochi fatui per zampilli lavici di un magma civico e culturale che, se c’è, è ben nascosto nei profondi crepacci della crosta sociale. Non si sa cosa sia peggio, se il pericoloso equilibrio degli estremismi, che comunque impone una vigile attesa, l’ascolto e la voglia di essere ascoltati, oppure l’apatia. Non è un dubbio retorico, anche perché il cittadino medio sembra tutt’altro che inebetito, ma è come se si fosse rinchiuso nella propria corazza individualistica dalla quale esce occasionalmente trasformando il mal comune in un mal accomunante che attacca tutto e tutti, senza fare eccezioni e distinguo e allora, forse, si nutre la convinzione che sia meglio per tutti che se ne stia in disparte e ignori. Ma non è un silenzio innocuo e lo vediamo nella rabbia che si esacerba in violenza dei singoli, la più imprevedibile e per questo pericolosa. Della partigianeria, intesa come un riconoscere e un riconoscersi, della parzialità, intesa come identificazione di una porzione del mondo che circonda, è rimasto un lontano riverbero fatto di slogan da lanciare sui social, o vessilli che fungono da scenografia a riti collettivi sempre più sbiaditi, come un disegno lontano ricalcato ogni volta sull’ultima copia in carta carbone. Queste elezioni sono passate così, sfibrate e gli entusiasmi non valicano la soglia dei sempre meno frequentati comitati elettorali, a dimostrazione che l’altrove è oggi la dimensione dominante dove contarsi per contare. Lo si paventa da tempo, ma sfarinatosi anche l’ultimo castello sulla sabbia, quel Movimento cinque stelle che sembrava adrenalina iniettata in un corpo moribondo, non rimane che il piattume di un bipolarismo smunto, retto da vecchie volpi e qualche giovane faina a insidiarne il già sfornito pollaio. Ma non è questo il male minore cui abituarsi, perché le sfide dell’oggi e del domani richiedono che la democrazia si desti, anche se questo potrà comportare momenti difficili, perché si sa che per imparare a combattere è necessario faticare, magari infortunarsi e anche incassare duri colpi, ma è così che il corpo riprende vigore, è così che ci si forma il carattere e la tempra morale. Tutti sono chiamati a questo sforzo, lavoratori messi alla porta dalla finanza rapace, giovani arrabbiati per il futuro negato, artisti che rivendicano spazio e spazi, sportivi che denunciano le discriminazioni, le iniquità, i silenzi. C’è da risvegliare una democrazia imbolsita prima che sia incapace di rialzarsi e se questo costerà dolori ai muscoli atrofizzati e fiato corto, perché questo costerà, ecco allora sì che si tratterà del male minore.

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