Passa ai contenuti principali

Emozioni Di Gianni Donaudi

Poroshenko sul carro armato

Il ministro della difesa di Eltsin disse: 'Liquideremo la rivolta in Cecenia in 24 ore'. Ci vollero due anni e una seconda guerra non finita.

Giulietto Chiesa

L'altro giorno Nikita Mikhalkov ha letto in un programma televisivo russo, la lettera di uno scrittore russo, che si può intitolare cosi: " I russi non verranno". Una lettera cruda che voleva dire due cose. 
 
La prima: Putin non interverrà militarmente per difendere i russi di Ucraina. La seconda era questa: "Non verranno, i russi, i russi di Russia, perché i russi sono già là. Sono i Novorossi". Sono là da secoli. E sono troppi, sia per poter essere battuti, sia per poter essere sterminati.
Messaggio che Piotr Poroshenko sembra non aver capito. L'offensiva di Kiev contro Donetsk, la più sanguinosa fino a questo momento, è tutta sua. E' arrivata subito dopo una vittoria che Europa e USA si sono affrettati a riconoscere come valida sebbene ci siano molte buone ragioni per definirla truccata. E' arrivata dopo che lui stesso, prima ancora di vestire i panni di presidente, ha dichiarato che la chiusura della rivolta del sud-est "non sarà questione di mesi, ma di settimane, se non di ore".
Mi ha fatto ricordare la frase dell'allora ministro della difesa di Eltsin, Pavel Graciov, che aveva previsto di liquidare la rivolta Cecena in 24 ore. Era il novembre 1994. Ci vollero due anni per mandare il generale Lebed a firmare la resa russa in quel di Khasaviurt. E una seconda guerra cecena, quattro anni dopo, che non è finita ancora nemmeno oggi.
Si sbaglia dunque Piotr Poroshenko. Non ha ancora capito che è stato eletto presidente di un paese che, sebbene si chiamerà ancora Ucraina, non sarà più quello che fu fino al 22 febbraio, cioè fino al golpe che ha defenestrato Yanukovic. Qualsiasi cosa faccia Poroshenko, l'est del paese è perduto. Anzi, più sangue sarà versato, più i rischi di un'ulteriore deflagrazione dell'Ucraina diventeranno concreti.
Dopo la Crimea non solo i russi di Ucraina si sono di nuovo riconosciuti nazione; lo stesso è accaduto anche ai milioni di russi di Russia . Non a caso sugli schermi tv della Russia riappaiono le solenni parole di Aleksandr Solzhenitsyn sulla fratellanza tra i popoli russo e ucraino, ma anche sulla loro diversità.
E, se i russi si sentono oggi "russi", è certo che Vladimir Putin è uno di loro e li interpreta perfettamente. Non interverrà nel sud-est ucraino, con le sue forze armate, ma la partita non si gioca solo con le armi. C'è il gas russo, ancora da pagare. E, senza i denari occidentali non c'è modo di pagarlo. C'è un'Ucraina al collasso economico, da rimettere in piedi. Poroshenko dichiara di voler ricucire con Mosca, ma s'illude di poter dialogare con la Russia continuando a massacrare i russi del Donbass e del Lugansk.
Sorge una domanda: qual è il suo spazio di manovra? Chi decide dietro di lui? E' davvero possibile che l'offensiva contro Donetsk si stia facendo senza il consenso, e il consiglio, del Dipartimento di Stato Usa?
E - seconda domanda - potrà Piotr Poroshenko dare vita a un governo sgombro dei trionfatori nazisti della prima ora di Maidan? Se non lo farà l'attuale Ucraina dimezzata sarà ben presto indigeribile a una parte non piccola dei governi europei. Un'Europa che non piace alla grande maggioranza degli europei, dove neppure la destra di Le Pen approva la linea di Bruxelles verso Kiev. Se lo farà, cioè se, per compiacere all'opinione pubblica europea, si doterà di ministri con le mani meno sporche del sangue di Odessa e della Novorossija, allora dovrà fronteggiare la rivolta dei fanatici nazionalisti che vogliono andare, a tutti i costi, contro i "moskali".
E allora non è escluso che le barricate di Maidan, da "euro" che erano, diventino assai più nere e minacciose anche per lui.
Ma la prima cosa che Poroshenko dovrà fare sarà di misurare le sue forze militari. Ci vorranno molti mercenari, ucraini e stranieri, per liquidare la Novorossija. E l'esercito non c'è. E, comunque, ogni morto russo di Ucraina sembra produrre due combattenti vivi. Piotr Poroshenko, il re della cioccolata, dovrebbe capire che non sarà dolce la sua presidenza.

Fonte: il manifesto, 28 maggio 2014, pag. 9.

Post popolari in questo blog

📰 Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Nazzareno e la disciplina della terra

Rionero in V. - “ Bisogna toccare la terra - scriveva Tolstoj - solo con il lavoro agricolo può aversi una vita razionale, morale. L’agricoltura indica cos’è più e cos'è meno necessario. Essa guida razionalmente la vita. ”    Sovviene questo verso nel ricordare quanto lavoro ha fatto e continua a fare Nazzareno, fra le persone più colte che si possano incontrare. E’ un tenace e rigoroso contadino, che conosce le stagioni e il perché di ogni frutto che spunta dalla terra. Quante volte gli abbiamo chiesto di raccontarlo davanti ad una telecamera, per lasciare un segno tangibile, ma per umiltà e discrezione non ha mai voluto farlo. E’ portatore di una cultura che sa raccontare con un linguaggio forbito, pressoché inusuale per quella generazione. Un sapere che viene da lontano, da ragazzo, e che non conosce confini perché sa rispettare la natura e i suoi cambiamenti. Proprio come si fa con gli uomini. Nazzareno sa cogliere con mitezza ogni percezione che la terra sa emanar

📰 Segnalazioni in Primo Piano: “Il ritratto dell’anima” di Carmen Piccirillo di Michele Libutti

  “...a volte l’amore non finisce...ma le anime sanno, ancor prima delle menti, quando è il momento di riavvicinarsi...; ...alcune imprevedibilità non sono casuali. A volte può esserci lo zampino di Dio...che mette in atto una serie di eventi...” Queste sono solo alcune delle tante esternazioni che la nostra Carmen ci prospetta con una semplicità...”dell’anima”. E non potendo citarle tutte, ricorderemo il dialogo tra il tassista e la signora russa, di cui accenneremo ancora e da cui emerge che il primo rifiuta inspiegabilmente il compenso dalla seconda che ha accompagnato nel suo giro...Anche nella storia di Gionatan, il nonno Fausto e la signora Giada si nota una insolita indisponibilità ad accettare denaro per un lavoro che Fausto consegna alla signora Giada. Ma c’è anche “Dall’altra parte del recinto”, “Gli alieni sulla terra”, L’artista Fabio”. I temi sono tanti e finiscono e si riassumono tutti in una osservazione di Carmen, fatta durante una conversaz

📕 Autori: La paura e la speranza di Carmen Piccirillo

La paura e la speranza. Mi fa paura la cattiveria   quella gratuita   quella che   ferisce la delicatezza   che lede l'interiorità   Mi fanno paura le parole   di chi non le ascolta   di chi non si ascolta   Mi fa paura l'insensibilità   quella di chi pensa   che gli altri non abbiano un'anima   Mi fa paura il giudizio affrettato   di chi punta un dito  e non analizza se stesso   Ma riprendo il coraggio   quando guardo il cielo   con il suo colore   per andare oltre   per guardare altrove   oltre uno schema   oltre un problema   Perché confronto   il limite con l'infinito   L'infinito mi salva!   Carmen Piccirillo