Passa ai contenuti principali

L'Opinione di Marco Lombardi: il duro mestiere del Ministro

Si sente spesso chiedere perché non siano nominati come ministro persone con certificata competenza nella materia che andranno ad amministrare. Un medico alla salute, un ingegnere ai trasporti e così via. La risposta è che a capo di un ministero ci sia un politico che esprima un determinato orientamento ideologico e valoriale, riconducibile al partito che lo sostiene, poiché a tradurre tali indirizzi in atti ci pensano i tecnici. Ragionamento condivisibile, ma non totalmente. In primo luogo un ministro non può essere del tutto digiuno della materia, poichè altrimenti diverrebbe ostaggio dei suoi funzionari, come spesso purtroppo accade in molte pubbliche amministrazioni, con il risultato che la politica estende il proprio spoyl sistem anche alle figure dirigenziali delle stesse in modo da prevenire la deriva tecnicistica o, secondo i punti di vista, a mantenere ben salde le proprie dita sui bottoni che contano. In secondo luogo un ministro, per quanto possa essere dotato di buon senso, intuito ed esperienza sul campo, dovrebbe possedere un bagaglio culturale minimo che gli consenta, ad esempio, di comprendere la terminologia giuridica e quella specialistica inerente il proprio dicastero, di dialogare senza imbarazzi con i propri interlocutori esterni, in primis le temutissime lobbies, di confrontarsi con i pari grado in contesti globali, di sviluppare insomma il proprio orientamento intellettuale in atti concreti che diano esecuzione al processo legislativo e, come sempre più spesso accade negli ultimi anni, lo sopperiscano con una decretazione ormai più ordinaria che emergenziale. Insomma, duro mestiere quello di ministro, da far tremare i polsi e suggerire a chi non se ne ritenesse all'altezza di fare un passo indietro e dire, no, grazie.

Commenti

Post popolari in questo blog

📰 Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Nazzareno e la disciplina della terra

Rionero in V. - “ Bisogna toccare la terra - scriveva Tolstoj - solo con il lavoro agricolo può aversi una vita razionale, morale. L’agricoltura indica cos’è più e cos'è meno necessario. Essa guida razionalmente la vita. ”    Sovviene questo verso nel ricordare quanto lavoro ha fatto e continua a fare Nazzareno, fra le persone più colte che si possano incontrare. E’ un tenace e rigoroso contadino, che conosce le stagioni e il perché di ogni frutto che spunta dalla terra. Quante volte gli abbiamo chiesto di raccontarlo davanti ad una telecamera, per lasciare un segno tangibile, ma per umiltà e discrezione non ha mai voluto farlo. E’ portatore di una cultura che sa raccontare con un linguaggio forbito, pressoché inusuale per quella generazione. Un sapere che viene da lontano, da ragazzo, e che non conosce confini perché sa rispettare la natura e i suoi cambiamenti. Proprio come si fa con gli uomini. Nazzareno sa cogliere con mitezza ogni percezione che la terra sa emanar

📰 Segnalazioni in Primo Piano: “Il ritratto dell’anima” di Carmen Piccirillo di Michele Libutti

  “...a volte l’amore non finisce...ma le anime sanno, ancor prima delle menti, quando è il momento di riavvicinarsi...; ...alcune imprevedibilità non sono casuali. A volte può esserci lo zampino di Dio...che mette in atto una serie di eventi...” Queste sono solo alcune delle tante esternazioni che la nostra Carmen ci prospetta con una semplicità...”dell’anima”. E non potendo citarle tutte, ricorderemo il dialogo tra il tassista e la signora russa, di cui accenneremo ancora e da cui emerge che il primo rifiuta inspiegabilmente il compenso dalla seconda che ha accompagnato nel suo giro...Anche nella storia di Gionatan, il nonno Fausto e la signora Giada si nota una insolita indisponibilità ad accettare denaro per un lavoro che Fausto consegna alla signora Giada. Ma c’è anche “Dall’altra parte del recinto”, “Gli alieni sulla terra”, L’artista Fabio”. I temi sono tanti e finiscono e si riassumono tutti in una osservazione di Carmen, fatta durante una conversaz

📕 Autori: La paura e la speranza di Carmen Piccirillo

La paura e la speranza. Mi fa paura la cattiveria   quella gratuita   quella che   ferisce la delicatezza   che lede l'interiorità   Mi fanno paura le parole   di chi non le ascolta   di chi non si ascolta   Mi fa paura l'insensibilità   quella di chi pensa   che gli altri non abbiano un'anima   Mi fa paura il giudizio affrettato   di chi punta un dito  e non analizza se stesso   Ma riprendo il coraggio   quando guardo il cielo   con il suo colore   per andare oltre   per guardare altrove   oltre uno schema   oltre un problema   Perché confronto   il limite con l'infinito   L'infinito mi salva!   Carmen Piccirillo