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L'Opinione di Marco Lombardi: Severi contro gli assembramenti, lasciateci il diritto di goderci in solitudine il nostro pezzetto di cielo


Non bastasse l’angoscia da contagio, ci si mette pure l’ansia da autocertificazione. Sono tre giorni che ci si arrovella nel dubbio se si possa fare o no l’abituale camminata quotidiana. Pur non essendo jogging, non tutti hanno i muscoli e le cartilagini per poter correre, è d'altronde attività motoria, perciò lecita nei limiti delle distanze (art. 1, lett. d, del DPCM 8 marzo 2020) e rientrante peraltro nei motivi di salute, soprattutto in una società in lotta contro chili di troppo, ipertensione e colesterolo. Peccato che su questa benedetta attività motoria è in corso una vera e propria crociata, dove ogni sindaco, ogni vigile urbano dà la sua interpretazione, ogni giorno più minacciosa, a normativa invariata. Capisco vietare gli assembramenti, il contatto sociale, ma si vada allora a smuovere i pensionati dalle panchine, i bimbetti e accompagnatori dalle giostre e i giovani dai campetti di periferia. Creare del terrorismo fermando il passante per strada, che viaggia solo, costringendolo a giustificare il fatto che non possa vivere murato in casa anche in tempi di coronavirus, mi sembra del tutto ingiusto, anzi, cattivo. Dovremo munirci di lasciapassare come il fracchia di turno, benissimo, ma visto che l’emergenza durerà a lungo, non impediteci di abbandonare, in un perfetto moto solitario, le quattro mura domestiche, almeno ogni tanto. Il rischio è altrimenti di ottenere l'effetto contrario, vale a dire moltiplicare le uscite quotidiane, con relativi rischi di contatti, per le singole necessità, costruendoci i nostri itinerari motori per raggiungere ora il panettiere, ora il giornalaio, ora il farmacista. Regole, certo, ma sempre nel buon senso. 

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