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L'Opinione di Marco Lombardi: Così, irresistibilmente italiani


Poiché il governare implica il decidere, sventurato chi si trovi a farlo, ora, in Italia. Un’Italia ferita, stanca, nevrotica, ansiosa, impaurita e con tanta rabbia dentro. Un’Italia che, a differenza di altre crisi passate, non sa unirsi, rivendica privilegi e blasoni, ribalta pregiudizi e minaccia invertite separazioni. In questa situazione come ti muovi sbagli e in ballo non ci sono i soldi del monopoli ma vite in carne e ossa. Confidare nel generoso cuore degli italiani va bene per una raccolta fondi, per la solidarietà del momento, ma quando bisogna riprogettare un paese perlomeno nel medio periodo sai che le spinte egoistiche, i particolarismi, le furbizie piccole o grandi, prevarranno. E allora offri ritraendo la mano, semplifichi piantando una miriade paletti, concedi sprofondando nelle scartoffie. Siamo per eccellenza coloro che complicano le cose facili, ma non a caso, perché la fiducia deve essere reciproca e qui manca da ambo le parti. Non la riscuote chi dovrebbe indicare, raccomandare, obbligare, per un mal costume ai piani alti duro a morire, per l’assenza di apparati e competenze capaci di interloquire tra latitudini geografiche, livelli territoriali, colori e bandiere diverse, per una radicata allergia alle regole di chi è chiamato a rispettarle. Non la riscuotono i governati, sempre pronti a dimostrare che non è mai troppo tardi per imparare ad eludere, aggirare, approfittare ed evadere. Per questo non c’è da stupirsi se manca una guida chiara, sicura, univoca e forse, forse, è il male minore se l’alternativa è quella del potere assoluto, specie se esercitato senza il lume della regione, del buon senso, o più modestamente, del sincero spirito di convivenza, solidarietà, unione.

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