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📕 Autori iraniani a cura di Maryam Rahimi: Io ho paura dell’arcobaleno Fatemeh Bakhshi

 
Anche quella notte aveva diluviato da cani. Avevo imparato ad usare questo termine da mia madre. Quando lei voleva mostrare il suo odio per ogni cosa, usava sempre il termine riferito al cane. Mi ricordo che a volte lo usava anche quando parlava della nonna. Aveva diluviato e tutto l’atrio si era riempito, dovevamo chiudere tutte le porte e, come i lebbrosi in quarantena, ci dovevamo chiudere dentro. Dovevamo tappare tutte le fessure delle parte bassa delle porte con i panni e le coperte affinché l’acqua non entrasse dentro e non allagasse e sporcasse tutta la casa. Ma il pozzo, faceva la sua parte. Ma il pozzo del cortile era collegato a tutti i pozzetti della casa e, quando si tappava, tutta la merda e la sporcizia del bagno, della doccia e della cucina uscivano fuori. A volte papà restava fuori al freddo e con quel bastone che avevamo messo da parte proprio per queste situazioni cercando di spingere tutto indietro, fino in fondo; ma dentro il pozzo del cortile l’acqua non scendeva e a volte usciva ancora di più. Però a papà piaceva. A volte, quando gli andava, passeggiava intorno al giardino fino a quando quest’ultima pioggia non ha tappato il pozzo. Il suo amico, l’idraulico, si era sforzato per l’ultima volta ma alla fine, come i medici nei film, aveva perso la speranza. Mentre raccoglieva le sue attrezzature e toglieva i guanti di plastica dalle mani giganti e pelose, ha detto: quello che si è intoppato all’interno è molto resistente. Poi aveva toccato la spalla di papà e aveva detto: non si toglie, specialmente con tutta questa acqua .... non posso farci niente .... papà non gli aveva creduto, aveva portato tanti esperti e tutti alla fine avevano detto: non si stappa, o dovete cambiare la casa oppure dovete buttare giù tutto e ricostruire di nuovo. Papà aveva pianto e aveva detto che non era affatto una cosa semplice buttare giù la casa. Mamma aveva tolto una ciocca di cappelli dal suo viso e senza guardarlo gli aveva detto: lo pensi tu. Quando non pioveva l’acqua scendeva, cioè entrava nella terra del giardino. E faceva uscire qualsiasi tipo di verme o creature sotterranea, e questi si attorcigliavano fra di ​ loro. Le lumache piccole e grandi facevano tanta fatica per arrampicarsi sul muro. Il cortile puzzava sempre di cadavere. A volte quando la nonna voleva prepararsi per le preghiere brontolava contro di me. Diceva che non si sapesse cosa io avessi buttato in quel pozzo di merda. Quando la mamma non c’era diceva nonna che era solo un peccato costringere una persona ad allontanarsi dalla propria casa. Pentitevi...vi dovete pentire. A volte quando la nonna si metteva in una angolo e intrecciava i suoi cappelli dicevo a mia mamma: Mmmmagari uuuna nnnote iii caaapelli di nnoonna ssi intrecciano aaattorno aaal suo cccollo e lllla sssoffocccano. La mamma sorrideva e mi baciava dicendo: non gliele dire mai queste parole. Ma io lo sapevo che a lei piacevano le mie parole. Anche mamma aveva i cappelli lunghi, a papà piacevano e a volte glieli pettinava lui ... diceva sempre che odoravano di pioggia. Ma un pomeriggio la mamma li ha tagliati in bagno con un coltello. Doveva piovere di nuovo, l’avevo capito dalle nuvole. Erano nere e scure. La mamma si è era disperata come sempre. Tirava i panni umidi dalla corda e li raccoglieva. Era entrata e diceva che prima che scendesse l’acqua avrebbe dovuto coprire tutto con dei panni. Più o meno parlava come me. Stordita girava per casa a cercare i panni. Quando ha sentito la nonna dire che loro li facevano le preghiere, aveva capito di essere entrata con le ciabatte. E’ uscita di nuovo e si è tolta le ciabatte portando dentro le mie scarpe. Ha portato anche le sue scarpe con i tacchi. Quelle di papà e nonna sono rimaste fuori. Appena ha finito si è messa dietro la finestra. Ora le nuvole erano sopra la nostra casa. Facevano lampi e tuoni rumorosi. Le gocce della pioggia diventavano sempre di più fino a quando non ha iniziato a diluviare. Gli occhi della mamma erano al cortile. L’aveva fissato. Penso di aver sentito: tesoro fai passare l’acqua.

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