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📰 Segnalazioni in primo Piano: IL FOGLIO LETTERARIO NUMERO 19 – ANNO 21

IL FOGLIO LETTERARIO NUMERO 19 – ANNO 21

E’ uscita la rivista di marzo, la n. 19. Un piccolo, ennesimo gioiellino che vi chiedo di condividere, non appena sarà possibile, scaricandola e facendola scaricare. Nell'attesa però la nostra webmasterha pubblicato già tutti i singoli articoli, caricandoli nell'apposita sezione che qui comunque vi linko:http://www.ilfoglioletterario.it/numero-19/


TEATRO CELINE - di Giacomo Guantini

 

Siedo in ultima fila indefinito, defilato. Davanti ho una platea gremita di ideologi decapitati. Gentilissimi, delicatissimi. Me ne compiaccio. Penso che non avrebbero dovuto. Le teste più voluminose sono appese per i capelli al carrello delle luci sopra al palco e gocciolano dal collo generando un effetto pioggia porpora in stile anni ottanta che diverte. Le altre, in maggioranza, sono lasciate a terra con un certo studiato disordine. Qualcuna se urtata rotola seguendo l'inclinazione del pavimento fino a sbattere ai piedi del tavolato. Altre ancora colano in grembo agli intestatari legittimi. Anche la fila al bagno delle donne è composta di eleganti figure femminili prive delle loro truccate acconciate e acconce estremità superiori. Le tengono recise sottobraccio, con grazia, tipo pochette di Gucci. Loro  stanno lì per tutto il tempo. In realtà non la devono nemmeno fare, la pipì. Qualcuno ce le mette perché la fila al bagno delle donne ci si aspetta. Improvvisamente tacciono le luci in sala. Comincia lo spettacolo..

 

Giacomo Guantini ha appena pubblicato con Il Foglio il romanzo In brutta.

 

Foglio pallido sorride - di Alessia Guarraci

 

In questa alba nuova

al profumo di caffè

voglio conoscere te, foglio pallido.

Donarti la mia vita tra le righe

fondendo:

stima, rispetto, simpatia.

Mi sorridi, sorrido anch’io:

ecco, la felicità che fa la differenza!

Tatuato in me

il battito dell’abbandono,

quel suono di parole non dette

trasformate in silenzio.

Ma tu, foglio pallido, mi consoli.

Spezzi quel cerchio di solitudine

Accarezzando i miei pensieri

e sfiorando la mia penna.

Cosa potrei volere di più ?

Hai colto l’amaro e il dolce

ti rileggo, ti sento, sospiro.

La mia mano soddisfatta,

ti ringrazia e si riposa.

(da Silenzi al quadrato, nuova uscita)

Altoforno assente - di Riccardo Marchionni (foto) e Gordiano Lupi (testo)

Non ti conosce la folaga né la tamerice,
né i gabbiani né le formiche di casa tua.
Non ti conosce il bimbo né la sera
perché tu sei morto per sempre.

Non ti conosce la risacca del mare
né la palude grigia dove ti distruggi.
Non ti conosce neppure il tuo ricordo
perché tu sei morto per sempre.

Verrà l’estate con rossi tramonti
fichi e anguria, monti distanti,
nessuno guarderà la tua figura 
perché tu sei morto per sempre.

Perché tu sei morto per sempre,
come tutte le cose senza vita,
ammasso di lamiera abbandonata
in un mucchio di rottami spenti.

Nessuno più ti conosce. Ma io ti canto.
Canto per non dimenticare il tuo profilo
la tua imponente e intrepida eleganza.
Il tuo sentore di morte, di abbandono.
La tristezza al posto del sorriso.

Tarderà molto a rinascere, forse mai,
un sogno così puro, così avventuroso.
Canto il suo ricordo con frasi languide,
rimembro improvviso un finto tramonto.

(Ispirata a  Anima assente di Federico Garcia Lorca)  

 

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Cavie di Sabatina Napolitano

(da Corsivo, nuova uscita)

 

Ricordavo che anche Chuck Palahniuk aveva scritto un romanzo dal titolo “Cavie” ma in letteratura molti avevano chiamato così capitoli o libri, pensai allora giusto di convincere Corsivo a fare una vacanza al mare nel Sud della Francia e ritornare nei luoghi che amavo anche per rimuovere diversi episodi tristi che avevo vissuto da sola e per riflettere sulla morte di Cecilia. Ci innamorammo di una casa a Sète che per diversi anni affittammo ma che poi decidemmo di comprare: amavo andare lì in vacanza e vestire abiti leggeri. Mi piaceva come Corsivo mi guardava e come mi spiava mentre mi sdraiavo a leggere in spiaggia. Amavo sentirlo vicino, in vacanza eravamo meno distratti dal lavoro e più dedicati al rapporto. La casa affacciava sul mare e aveva delle tende chiare, così stesa a letto dopo cena gli dicevo “Vieni?” accarezzandomi la pelle ombrata. Viaggiavamo spesso ma il più delle volte i nostri viaggi erano per lavoro; a Sète riuscivo a irrorare il rapporto di quello di cui aveva bisogno. Avendo raggiunto un certo tipo di notorietà quando veniva su di me sembrava di aver del tutto dimenticato che un tempo ero stata anche io adolescente e pura. Gli uomini mi guardavano con la psiche dei pesci, sembravano tutti abboccare nonostante in fondo alla scala di ogni giorno ci fosse lui. Lui si stendeva a volte sopra di me altre di fianco a me, amava prima accarezzarmi molto e studiarmi. Si rendeva conto di ogni mio neo, ogni nuova ruga, ogni imperfezione. Poi mi toccava le labbra e mi baciava fino a che non gli si irrigidisse molto, rispondeva sempre “Mi ami ancora?”, allora per compiacerlo avevo una veste di seta che mettevo su ogni volta che desideravo sedurlo, sapevo esattamente come diventare la sua geisha, la sua lampada, la sua acqua e il suo fuoco e così lui capiva che non era più il momento di chiedere.  

 

www.edizioniilfoglio.com

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