📰 Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Le madri-coraggio

( Avevo scritto la riflessione che segue oltre una decina di anni fa, per ricordare il dolore e la temperanza di madri lucane alle prese con la ricerca di giustizia (spesso offuscata) per le violenze inflitte ai propri figli, vicende luttuose passate alla cronaca nazionale. Un recente libro di don Marcello Cozzi dal titolo “Lupare rosa” (Rubettino Editore) che presenteremo a breve a Rionero, mi ha riportato alla memoria quelle madri-coraggio, come un volto diverso e meno remissivo della donna lucana, ben oltre un superato e sconfitto stereotipo). 

Le madri-coraggio della Basilicata, pur nel proprio immenso dolore, sono emblemi di temperanza, di dignità e di rispetto. Si esprimono con grande equilibrio, con linguaggio semplice e mai invadente. Si muovono con determinatezza: non sembri azzardato l’accostamento con quelle madri argentine di Plaza de Mayo che, dagli anni ’70, rivendicano la scomparsa dei loro figli per ottenerne la restituzione. Erano stati arrestati illegalmente dai governi dittatoriali argentini e fatti sparire a decine di migliaia: i desaparecidos fanno parte di una pagina oscura della storia del Novecento, ferita mai del tutto rimarginata. Come oscura rimane la tragedia tutta lucana dei decenni scorsi, la morte di Elisa, di Luca e Marirosi, di Tiziano, di Ottavia e di altre persone che non vanno lasciate nell’oblio. E come l’Associazione delle madri di Plaza de Mayo - che si identificano con il “foulard bianco” - così l’Associazione “Libera” di don Luigi Ciotti e don Marcello Cozzi mantiene viva la memoria e rivendica una giustizia possibile. Madri-coraggio che sanno esprimersi con grande decoro, nonostante il proprio dolore che alberga nel profondo da troppi anni. Filomena Claps (madre di Elisa) e Olimpia Orioli (madre di Luca), quando hanno potuto esprimersi su televisioni nazionali (specie a “Chi l’ha visto?” RaiTre) hanno offerto sempre una immagine di morigeratezza nelle proprie parole, nonostante l’ansia e la rabbia per una giustizia non sempre giusta. Una effigie nobile di donne lucane, che riscatta quella arcaica talvolta relegata al solo mondo contadino. Esprimono tuttavia quel dolore antico, una Pietà michelangiolesca dei giorni nostri. Ben venga la giustizia, e sia ora, ben venga la verità, la chiede a gran voce la comunità lucana, la gente di buona volontà. Ben venga “il Padre amorevole che corre in aiuto del figlio e squarcia tutte le nuvole e fa piovere dal cielo quella manciata di rose che noi umani chiamiamo Cristianesimo” (Alda Merini). Quelle madri conferiscono una figura nuova di questa terra, ben lontana dal volto scarnito delle donne dipinte da Carlo Levi. Un’effige di sofferenza e dignità, ma arricchita di fiducia. Sta agli altri ora non renderla utopia.

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